Via gli indagati dagli incarichi pubblici. Ricambio della classe dirigente. La ricetta dei rapresentanti della società civile nell'Assemblea costituente del Pd

Da Napoli a Trento, da Firenze a Crotone, da Genova a Perugia, da L'Aquila a Foggia: lo stillicidio di inchieste che coinvolgono amministratori del Partito democratico induce a parlare di nuova questione morale, con tutti i dovuti distinguo rispetto alla Tangentopoli dei primi anni '90 e alle numerose grane giudiziarie a carico del premier e di notabili del centrodestra. In un Pd già funestato dal risultato elettorale, da sondaggi ancor più tragici e dalle lotte intestine, che impatto stanno avendo le gesta eticamente discutibili di molti cacicchi? Qual è lo stato d'animo degli esponenti della società civile che, quasi un anno fa, entrando nell'Assemblea costituente, si sono impegnati nella costruzione della formazione nuova promessa da Walter Veltroni?

Comitati di affari, speculazioni, asservimento ai poteri forti: c'è chi minimizza il marcio. "C'è un'autoflagellazione eccessiva", sostiene Vittorio Gregotti. Secondo l'architetto, anche "il risultato elettorale non è stato un insuccesso, considerato che si trattava del battesimo di una forza politica nuova. Quanto alle inchieste, le responsabilità sono ancora da accertare. Nel complesso l'etica nel Pd è in condizioni assai migliori di quella di altri gruppi politici. La questione centrale non è quella morale, è un'altra". Qual è la Questione con la Q maiuscola? "Un'inadeguata compattezza interna: l'impianto ideale complessivo va reso più chiaro".

Ma la maggior parte delle personalità del mondo delle professioni 'ingaggiate' da Veltroni è assai più preoccupata per gli 'illegalismi'. "È un bene che la questione morale sia emersa anche tra noi", sostiene l'economista Michele Salvati, "per due motivi. Il primo è che non vi è più alcun alibi, tutti gli anticorpi di cui il partito dispone contro corruzione e malaffare vanno posti in essere. Il secondo è che una linea anti-centrodestra tutta basata sulla nostra diversità morale rispetto a Berlusconi & Co. va ricalibrata". Non c'è differenza tra destra e sinistra? "No di certo: Berlusconi ha una trave nell'occhio della moralità, ma il Pd non ha una pagliuzza, almeno un travetto. La tendenza alla collusione con i potentati economici, alla creazione di sistemi di potere non trasparenti, è comune a tutte le forze politiche: si tratta di tenerla sotto controllo". Si deve passare dalle parole ai fatti: "Onestà e trasparenza sono trattate con rigore esemplare nei nostri documenti programmatici e nello Statuto. Ma dalle parole si deve passare alla pratica, alla vigilanza sulle persone con responsabilità amministrative", prosegue Salvati: "Le chance di sopravvivenza del Pd non sono minate dalla questione morale, quanto da conflitti irrisolti tra ex Ds e ex margheritini. Il Pd è ancora un ircocervo, animale misterioso". Anche un altro economista, Giacomo Vaciago, ricorda i documenti del partito sull'etica: "Ci sono e sono chiari. Peccato che nessun iscritto li conosca. Bisognerebbe ricominciare da qui: riprenderli in mano e verificare se le linee adottate vengono rispettate. Il malcostume c'è sempre stato. Quel che ancora non c'è è il Pd", sbotta Vaciago, "al momento resta poco partito e poco democratico, anche perché la fine anticipata della legislatura ha interrotto prima del tempo la fase costituente". Del medesimo avviso Alberto Martinelli, docente di Scienze politiche a Milano: "Le responsabilità penali vanno accertate dalla magistratura. Le vicende all'onore delle cronache giudiziarie mi paiono assai diverse tra loro, in alcuni casi anche un po' montate. Un politico inquisito è comunque meglio si dimetta per affrontare il giudizio: la decisione spetta ai singoli, ma sarebbe importante che anche il partito prendesse posizione. Quanto alle responsabilità morali, ricordo che quando il Pd stava per nascere fu elaborato un codice etico. Tiriamolo fuori dalla naftalina e applichiamolo. E facciamo lavorare i probiviri".

Vede scoraggiamento, disillusione e scetticismo Franco Bassanini, neopresidente della Cassa depositi e prestiti, che sulla questione morale ruppe nel 1981 con il Psi di Craxi. Per l'ex ministro "la crisi attuale della democrazia è più grave di quella che portò alla fine della Prima Repubblica; i partiti si chiudono in consorterie oligarchiche o in apparati che si riproducono per cooptazione. E ciò produce delegittimazione delle istituzioni e sfiducia nella democrazia". Secondo Bassanini, uno dei motivi alla base dell'ascesa alla segreteria di Veltroni fu il fatto che "non era coinvolto nella vicenda delle scalate bancarie dei 'furbetti'". Ma ora "ci si chiede se non si è perso un anno. I casi di malaffare non sono eccezioni". Quali interventi per fare pulizia? "Bisogna recuperare la distinzione fra politica e affari: l'idea della politica che decide su tutto è sbagliata. La politica deve fare buone regole e le può fare solo se distaccata dalle attività da regolare".

Che si sia 'perso un anno' lo pensa pure Stefano Boeri, docente di Progettazione urbana. Già subito dopo l'Assemblea costituente di febbraio 2008 arrivarono le prime frustrazioni: "La nuova forma partito non è mai nata. Quel mondo di non professionisti della politica che aveva dato la sua disponibilità non fu coinvolto quando si trattò di scegliere i gruppi dirigenti nazionali e locali. Si ricostituirono i vecchi meccanismi, non vi fu ricambio e la cultura del partito fu di nuovo quella dei funzionari". Cosa ha a che vedere tutto ciò con la questione morale? Molto. "Il mancato coinvolgimento della società civile", prosegue Boeri, "ha determinato l'assenza di una forte visione innovativa rispetto alla quale misurare il comportamento dei politici. Nelle realtà locali, la mancanza di chiari obiettivi di sviluppo ha dato spazio a meccanismi difficilmente controllabili". Anche Milly Moratti, ambientalista e consigliere comunale a Milano, ritiene che "più che una questione morale c'è un'incapacità morale a progettare in grande, a pensare allo sviluppo urbanistico, energetico ed economico del Paese e delle città come un tutt'uno anziché come la somma di interessi privati, impostazione tipica del centrodestra. Il Pd non ha avuto il coraggio di proporre un suo progetto pubblico complessivo, un nuovo modello di sviluppo ambientale, un'urbanistica produttrice di energia anziché consumatrice: forse temeva di spaventare troppo gli italiani, ma così ha rinunciato anche a uscire dal predominio dei grandi poteri speculativi".

Mario Centorrino, docente di Economia a Messina e fra gli animatori, in passato, dei 'girotondi' siciliani, ha deciso di aderire al Pd anche perché era certo dell'intransigenza del nuovo partito sulla questione morale: "Pensavo che frasi come 'abbiamo una banca' e 'facci sognare', a proposito delle operazioni Unipol, non si sarebbero mai più sentite". Invece le delusioni sono cominciate da subito, dalla designazione dei candidati al Parlamento: "Il partito ha ceduto tutto il potere alle istanze territoriali, ha abdicato al suo ruolo di direzione e si è rivelato totalmente debole nei confronti dei fenomeni di corruzione, specie al Sud. La questione meridionale, che è anche un problema di deficit di democrazia, non è divenuta centrale". Ora Centorrino non sa se rinnoverà la tessera: "Sia che abbandoni, sia che resti, se ne sono andati la passione, il coinvolgimento. Ha vinto la logica delle spartizioni fra i signori delle tessere". L'esperto di finanza e innovazione tecnologica, nonché vicepresidente a Palazzo Marino, Davide Corritore, non crede vi sia una "deriva immorale" del Pd: "Ci sono comportamenti moralmente discutibili, come le raccomandazioni di Graziano Cioni per il figlio, o anche casi di rilievo giudiziario, ma riguardano individui. Se oggi si arriva a parlare di questione morale è perché nel Pd c'è un vuoto di contenuti politici, non c'è stato alcun ricambio dei dirigenti, manca una prospettiva dominante. Apprezziamo tanto Obama. Ma lui indica una rivoluzione nelle infrastrutture, nelle tecnologie, nell'ambiente, con un progetto serio. Nel Pd le diverse componenti guardano ai propri passati e non al futuro, sono in perenne conflitto sul potere interno: c'è un'emergenza identitaria".